Come funzionano le licenze Cc? Chi ne può usufruire? Con quali vantaggi? Un piccolo riassunto del sistema che ha cambiato il diritto d’autore nel Web
In Rete c’è così tanta roba interessante che non poterla condividere sarebbe un delitto. Lo pensava anche Lawrence Lessing, l’avvocato che ha rivoluzionato il mondo dei diritti d’autore nel Web. Creando le licenze Creative Commons (Cc), Lessing ha incoraggiato la diffusione e la condivisione del talento in ogni campo. Pensiamo al mondo accademico, troppo spesso chiuso in sé stesso. Da quando le licenze Cc sono arrivate nella scienza, nel 2005 con Science Common, un numero sempre maggiore di editori ha creato riviste open access, dove vengono pubblicati articoli che tutti possono leggere perché sotto licenze CC. Pensiamo solo a PLoS negli Stati Uniti, BioMed Central in Gran Bretagna o Hindawi in Egitto. Gli esempi sarebbero moltissimi e, come ci ricorda Wired.co.uk, che ha dedicato una settimana a Creative Commons, in occasione dei suoi 10 anni, con articoli e approfondimenti, ricadono in molti campi, dalla fotografia alla musica. Ma come funziona questo sistema di licenze? Eccolo spiegato in pochi semplici punti. E ricordate: gli articoli su Wired.it (a parte rare eccezioni) sono proprio in Cc, secondo questa licenza.
Cosa sono le licenze Creative Commons?
Creative Commons è un movimento nato 10 anni fa da un’idea di Lawrence Lessing, un professore di giurisprudenza della Stanford University e uno dei massimi esperti di diritti d’autore negli Stati Uniti che si mise in testa di incoraggiare il talento dei creativi creando un sistema per condividere le loro opere (testi, musica, immagini e video) nel pieno rispetto delle leggi sul copyright. L’idea è stata così azzeccata da oltrepassare i confini nazionali per arrivare nel 2004 anche da noi, grazie a un team di avvocati guidati da Marco Ricolfi dell’ Università di Torino. Le licenze Creative Commons, disegnate specificatamente per i contenuti Web, permettono a chi possiede diritti d’autore su cosiddette opere dell’ingegno di condividerne alcuni con il pubblico, quasi fosse un copyright di più facile comprensione e fruizione. In effetti, l’obiettivo di Lessing era proprio questo: rendere più facile la condivisione e la diffusione delle informazioni e delle opere creative. Sino a oggi, circa 500 milioni di lavori godono di licenze Creative Commons.
Quali e a cosa servono le diverse licenze Cc?
Gli autori possono scegliere tra una vasta gamma di licenze. Ecco, in dettaglio, la versione 3.0 delle licenze italiane Cc (si sta iniziando a discutere la 4.0) tra cui poter scegliere:
È il sistema che utilizzano a Wikipedia;
Chi utilizza Creative Commons?
Tutti coloro che creano opere dell’ingegno, siano testi, musica o fotografie. Per i software le licenze Cc non esistono ancora, ma ci si può rivolgere alla Free Software Foundation o all’ Open Source Initiative per poter rilasciare liberamente il proprio prodotto. Guardandoci in giro, scopriremo che a usare le licenze Cc sono in molti. Flickr, per esempio, permette ai fotografi di etichettare le proprie immagini con licenze Cc; Wikipedia, come abbiamo visto, usa licenze by-sa per i suoi contenuti; Al Jazeera ha lanciato una sezione Creative Commons per i video postati; il cantante degli Nine Inch Nails Trent Reznor ha rilasciato il disco Ghosts I-IV sotto una licenza by-nc-sa; persino la Casa Bianca rende pubblici alcuni dati con licenze CC.
Quali sono i pro?
Decidendo di registrare un’opera con licenza Cc, un autore non perde i suoi diritti, li rende solo più facilmente gestibili. Inoltre, le licenze Creative Commons hanno valenza legale. Senza contare che la possibilità di condividere il proprio lavoro significa farsi conoscere, un’opportunità molto importante per un blogger o un fotografo. Ancora più importante, però, è il risultato che si ottiene in ambito scientifico: diffondere le scoperte della scienza aiuta a promuovere la democrazia e la cultura di una società.
Quali i contro?
Una volta registrata un’opera con licenza Cc, non si può cambiare idea restringendone l'utilizzo, ma solo ampliandolo. Inoltre, molto spesso le licenze Creative Commons vengono fraintese. Quando un utente vede la sigla Cc, infatti, spesso pensa che può fare delle opere quel che gli pare, ma sappiamo che è così solo nei casi meno restrittivi. La maggior parte delle licenze Cc, poi, sono disponibili unicamente sul Web, cosa che le rende praticamente irrilevanti là dove l’accesso alla Rete è poco diffuso o troppo costoso. Infine si possono applicare più facilmente ai nuovi lavori e ciò significa che la stragrande maggioranza delle opere in circolazione non gode di questo regime facilitato di copyright. Per i prodotti di vecchia data ci si scontra con copyright pre-esistenti e con i detentori di quei diritti.
Fonte: Wired






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